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Per i buoni fruttiferi postali interessi dimezzati colpa dello jus variandi dei tassi concordati

Gli Avvocati

I professionisti dello studio vantano un'esperienza più che venticinquennale, gestiscono un contenzioso di diverse migliaia di cause di merito su tutto il territorio nazionale, nonchè innanzi alle giurisdizioni superiori ordinarie ed amministrative, oltre a svolgere attività di consulenza di altissima specializzazione nell'ambito del diritto civile, commerciale ed amminstrativo in favore di società, enti pubblici e privati.
Carmelo Barreca

Carmelo Barreca

Fondatore dello studio, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza nel 1986 presso l’Università di Catania, iniziando a collaborare presso due noti professionisti catanesi, il Professore Avvocato Eduardo Grasso, titolare di cattedra di diritto processuale civile presso la ...
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Ignazio Scuderi

Ignazio Scuderi

L'Avvocato Ignazio Scuderi, uno dei tre fondatori dello studio, dopo aver conseguito la laurea con lode presso l’Università di Catania nel 1987, ha svolto la pratica in diritto civile ed ha ricoperto anche le funzioni di Giudice Onorario, con qualifica di Vice Pretore nel ...
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Silvio Motta

Silvio Motta

Uno dei tre fondatori dello studio, si è laureato nel 1996 presso l'Università di Catania, avviando la pratica forense presso lo studio Guzzardi & Motta. Contemporaneamente proseguendo gli studi, ha approfondito le tematiche del diritto civile, societario e d’impresa. ...
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Parecchi risparmiatori, tra cui molti siciliani, stanno improvvisamente scoprendo che al momento di mettere all’incasso i buoni fruttiferi postali con scadenza trentennale, il saldo riconosciuto dalle Poste Italiane è ben inferiore al rendimento atteso che era trascritto sul retro del titolo. La differenza è molto significativa e provoca sostanzialmente un dimezzamento dell’importo.
La ragione di tutto ciò è che le Poste Italiane (e lo Stato) hanno esercitato nel corso del rapporto un singolare jus variandi dei tassi d’interesse concordati al momento della sottoscrizione del titolo, ribassandoli notevolmente. Tutto ciò è avvenuto ai sensi dell’art 173 dell’allora vigente codice postale (Dpr 156 del 1973, oggi abrogato per effetto del D. Lvo n° 284 del 1999), che consentiva alla Pa di variare il tasso d’interesse con provvedimento da pubblicare sulla Guri.
Il ministero del tesoro si è avvalso di questa facoltà ed ha più volte variato i tassi d’interesse dei buoni fruttiferi postali (l’ultima variazione è avvenuta con il Dm 16/06/1984). I titolari dei buoni postali tuttavia non sono mai stati avvisati di tale variazione (diversamente da quanto previsto dalla disciplina dei c/c bancari, laddove gli articoli 117 e 118 del Tu legge bancaria pur consentendo la variazione in peius nel corso del rapporto, impongono di comunicare al cliente la variazione consentendogli entro i 15 gg successivi di recedere senza penalità dal contratto bancario).
Per superare l’obiezione che così si interveniva retroattivamente su diritti quesiti, il codice postale prevedeva in buona sostanza che i titoli di precedente emissione soggetti allo jus variandi si dovessero considerare automaticamente “rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie”.
Oggi come detto, ossia quando vengono a maturazione i buoni postali trentennali, i correntisti scoprono per la prima volta allo sportello che il loro titolo è stato “rimborsato e convertito” nel 1984 con un nuovo titolo con un tasso d’interesse dimezzato rispetto a quello pattuito.
La Cassazione a SS. UU. con la sentenza n° 13979 del 15.6.2007 si è occupata di tale vicenda, affermando che in caso di contrasto tra il tasso d’interesse incorporato nel titolo e quello scaturente dal Decreto ministeriale, deve prevalere quello risultante dal titolo. Tale pronunzia si riferiva però ad un caso particolare, in cui il buono fruttifero era stato emesso in vigenza del Dm 16/06/1984 (ossia posteriormente). Pur non risolvendo il problema di tutti i buoni fruttiferi emessi anteriormente, la sentenza ha sconfessato la tesi sostenuta dalle Poste, secondo cui il buono non sarebbe un titolo di credito, bensì solo un titolo di legittimazione, e pertanto ciò comporterebbe una sorta di “svalutazione del loro tenore letterale” e dovrebbe sempre e comunque prevalere la disciplina prescritta dai decreti ministeriali.
Si tratta di un primo tassello che mostra un’apertura verso rilevanti principi in materia di tutela dell’affidamento.
Ma a ben vedere la tutela del legittimo affidamento, di rilevanza sia costituzionale che comunitaria, consente forse di fare qualche ulteriore passo avanti, al fine di evidenziare che la Pa non può avere il potere di intervenire unilateralmente su un rapporto convenzionale, spezzandone il sinallagma contrattuale e vanificando le aspettative del cittadino correntista postale, senza nemmeno avvisarlo.
In attesa di verificare se potrà esserci l’auspicato mutamento giurisprudenziale, è opportuno avvisare i titolari dei buoni postali che per non perdere la possibilità di agire per ottenere la differenza del rendimento non riconosciuto dalle Poste, è fondamentale che al momento dell’incasso del titolo venga inserita nella quietanza rilasciata allo sportello postale una dichiarazione del tipo “si riceve la presente somma senza prestare acquiescenza e con riserva di ogni azione per il recupero delle maggiori somme dovute”. In questo modo si eviterà di sottoscrivere una quietanza liberatoria ed il diritto di agire rimarrà salvaguardato e non compromesso.

Carmelo Barreca
Silvio Motta

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